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Il motore a improbabilità infinita

Passare un solo giorno a Dublino, anche se ormai la conosci come le tue tasche, è folle e frenetico. Se decidi di farlo nell'anno delle celebrazioni dell' Easter Rising, saltellando fra una mostra e l'altra, realizzando solo alle quattro di non aver ancora mangiato nulla, è anche devastante. Non solo fisicamente ma anche e soprattutto emotivamente. Ed è un'esperienza che coinvolge tutti i sensi e un'infinità di emozioni diverse. Ho deciso di denominare questa giornata dublinese " la giornata dell'improbabilità infinita ", facendo il verso a Douglas Adams: fra musicisti decisamente rossi che ti distrai un attimo per prendere la macchina fotografica e sono già spariti, una visita quasi-lampo alla libreria del Trinity College solo per potermi beare di quel meraviglioso e inspiegabile profumo di libri, molly malone non pervenuta ( e poi ritrovata davanti alla chiesa di St. Andrew - lì almeno i turisti si fanno degli scrupoli a toccargli le tette ), i numeri del mio telefono che al momento del cambio di numero sono impazziti, la serata al pub a vedere la partita e a mangiare fritti misti ( il mio fegato non ha approvato, ma proprio per nulla ) e un'ultima birra di fianco all'ostello, in un pub semi deserto, con Simon, il ragazzo che lavora al National museum con cui mi sono fermata a parlare dopo aver visto la mostra. Ci siamo talmente trovati in sintonia che abbiamo sentito la voglia di vederci per la birra della buonanotte, per continuare a parlare di musica, di resistenza, della vita e dei nostri viaggi.
E poi stamattina la visita al GPO, prima di partire verso ovest. Mi aspettavo di commuovermi, ma non mi aspettavo tutto il resto. Credo che ci sia un filo che lega tutte le resistenze, l'amore verso la patria e verso la democrazia ha lo stesso colore sia in Irlanda che in Italia, e nelle foto delle donne del Cum na mBan ho rivisto gli stessi sorrisi delle nostre staffette, lo stesso coraggio, la stessa semplice e prorompente forza.
Oggi non sapevo cosa aspettarmi: avevo un indirizzo in tasca, una fermata del bus a cui scendere, un nome e un numero di telefono. Mai mi sarei aspettata due sorrisi così immensi ad accogliermi, i fiori freschi alla finestra, un cagnolone festoso ( siamo già diventati migliori amici e so già che soffrirò immensamente a lasciarlo ) e una jam session domestica a lume di candela. Finalmente ho lasciato la città, il caos, e ho ritrovato quel silenzio che tanto cercavo. La pace di una casa colorata, di un giardino dove gli alberi hanno volti che ti sorridono, dove in ogni angolo della sala ci sono strumenti musicali. Rainer è un signore tedesco, trapiantato in Irlanda da più di trent'anni. I suoi amici sono irlandesi, e vengono qui a suonare insieme. Si passa dai tunes tradizionali al blues, al jazz, si improvvisa, si beve e si fuma qualche sigaretta alla luce fioca di qualche candela. Si parla di poesia, di musica, di estati calde irlandesi in cui persino gli italiani riescono a bruciarsi al sole. Si parla anche di danza e tutti sono molto incuriositi dalla mia passione e della mia conoscenza della cultura irlandese. Come posso spiegargli che non l'ho cercato io, che non ho scelto, che tutto mi è volato addosso naturalmente da quando avevo otto anni? La pace e la gioia di questa casa sono immense. È per questa sensazione meravigliosa che sono partita. Questa settimana sono l'unica wwoofer, non so bene cosa aspettarmi. So che lunedì non si lavorerà ma si andrà ad un festival a venti chilometri da qui, a ballare e sentir musica. Sono qui da meno di una giornata e già hanno capito cosa mi rende felice. Stanotte dormirò nel silenzio. Inizio a capire cosa ha spinto Yeats a scrivere, intravedo nelle colline che dominano la vista dalla mia finestra la stessa emozione che provo ogni volta che leggo un suo verso.
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Posted by Nicole Albanese 16:27 Archived in Ireland

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