A Travellerspoint blog

We're here just to have fun

We're here just to have fun

Così sono stata accolta alla serata di set dancing a Tubbecurry, mentre con Dana un po' timorose ci infilavamo in un claddagh set. Appena entrata nella Hall del paese il mondo mi è parso scivolare via, facendo posto ad un piccolo universo alternativo fatto di gazebo con tea, latte e biscotti, signore ben vestite, anziani che furtivamente tirano fuori del whiskey, musicisti sul palchetto che composti e sorridenti suonano senza sosta, ballerini con grandi sorrisi e un'energia incredibile. Ho visto ballerini ottantenni ballare con un sean nos meraviglioso e mi sono fatta inondare da questa genuinità incredibile, di cui mi ero quasi dimenticata. " we're here just to have fun ", e davvero divertirsi è stata la parola d'ordine, e poi sbagliavano ( e sbagliavamo ) più si rideva, e più si rideva più il cuore diventava leggero. Nel bal folk questa genuinità si sta perdendo sempre di più, e io sono la prima a non divertirmi mai pienamente, troppo impegnata a pensare al come - l'esecuzione, rispetto al con chi - la comunità che danza. Una grande lezione, improvvisa, abbagliante. Una serata che lascia nell'aria la gioia di vivere.

Posted by Nicole Albanese 20:31 Archived in Ireland Comments (0)

Alla fine bastano sei musicisti

Tubbercurry è un piccolo villaggio a sud di Sligo, al confine con la contea di Mayo. Come in altri tantissimi villaggi in Irlanda, qui si tengono delle Summer School di musica e danza: bambini, adulti, giovani e anziani si radunano e si tengono master class, lezioni di avvicinamento, serate a ballo, session spontanee nei pub lungo la via principale del paese ( che in verità è anche l'unica ). È lunedì pomeriggio e arriviamo trovando il paese deserto: tutti sono già a lezione. Rainer va alla sua lezione di armonica a bocca mentre io e Dana iniziamo ad aggirarci poco convinte alla ricerca di un pub carino dove prendere una birra. Sentiamo della musica venire dal pub meno convincente di tutta la via - da fuori sembra in verità uno di quei negozi di paese in cui puoi trovare di tutto, dalle uova allo sgrassatore. Entriamo attirate da un reel e la sorpresa è talmente abbagliante da lasciarmi per un attimo perplessa. Mi trovo davanti, nell'atrio di quello che in verità era proprio un pub, sei bambini intenti a suonare. La più grande, con l'organetto diatonico, non avrà avuto più di dodici anni. La più piccola, con il violino, ne avrà avuti sì e no sei. Ci sono anche altre due bambine, una con la concertina è una con il banjo, e due bambini - banjo e organetto. Rimango per un po' a guardarli e la mia mano freme per potergli scattare una foto: non c'è quasi nessuno, solo due o tre adulti al bancone e un anziano signore seduto di fianco ai bambini che sorseggia una Guinness - bellissimo contrasto con la Fanta sul tavolo dei giovani musicisti - oltre all'anzianissimo proprietario del pub e sua moglie. Chiedo agli adulti, mi indirizzano al papà dei bambini ( già, scopro che vengono tutti dalla stessa famiglia ) che mi da il permesso, quindi inizio a scattare. I bimbi da prima timorosi iniziano a giocare con me e si divertono a vedere le foto che gli sto facendo, poi continuano a suonare. Io e Dana decidiamo di prendere una birra in questo posto straordinario, fuori dal tempo: uno di quei posti in cui tutte le sedie sono spaiate, appesi alle pareti ci sono ogni genere di cianfrusaglie, i tavolini sono consumati e l'odore acre della birra si mischia a quel profumo di casa che trovi in pochi altri posti. Ci sediamo nell'altra sala, in modo da poter vedere i bambini suonare ma senza disturbali. Quando finiscono e iniziano a giocare, davanti a noi un uomo sulla trentina e un imponente signore tirano fuori concertina e violino e illuminano la sala di musica. Dana va a fare la spesa e io rimango lì, sola, sorridente, beandomi di questo momento. L'anziana proprietaria mi chiede come sto, se sono felice, non le serve sapere altro. Mi sorride tantissimo e io non posso che sorriderle ancora più forte a mia volta. Il vecchietto che prima sorseggiava la sua birra scura di fianco ai bambini, battendo le mani e guardandoli con così tanto orgoglio si siede poi di fianco a me per chiedermi da dove vengo, poi inizia a raccontarmi dei suoi viaggi in Italia quando era giovane. Finisco la mia birra e devo andare.
È passato un giorno e non ho ancora smesso di sorridere.

180_E8BDB86AB2E667C82E26C3221C798CFE.jpg
90_E8A0E8CBA3A5C8C15AD7F2B4FE7D70F2.jpg
IMG_2036.jpg

Posted by Nicole Albanese 06:44 Archived in Ireland Comments (0)

Il motore a improbabilità infinita

Passare un solo giorno a Dublino, anche se ormai la conosci come le tue tasche, è folle e frenetico. Se decidi di farlo nell'anno delle celebrazioni dell' Easter Rising, saltellando fra una mostra e l'altra, realizzando solo alle quattro di non aver ancora mangiato nulla, è anche devastante. Non solo fisicamente ma anche e soprattutto emotivamente. Ed è un'esperienza che coinvolge tutti i sensi e un'infinità di emozioni diverse. Ho deciso di denominare questa giornata dublinese " la giornata dell'improbabilità infinita ", facendo il verso a Douglas Adams: fra musicisti decisamente rossi che ti distrai un attimo per prendere la macchina fotografica e sono già spariti, una visita quasi-lampo alla libreria del Trinity College solo per potermi beare di quel meraviglioso e inspiegabile profumo di libri, molly malone non pervenuta ( e poi ritrovata davanti alla chiesa di St. Andrew - lì almeno i turisti si fanno degli scrupoli a toccargli le tette ), i numeri del mio telefono che al momento del cambio di numero sono impazziti, la serata al pub a vedere la partita e a mangiare fritti misti ( il mio fegato non ha approvato, ma proprio per nulla ) e un'ultima birra di fianco all'ostello, in un pub semi deserto, con Simon, il ragazzo che lavora al National museum con cui mi sono fermata a parlare dopo aver visto la mostra. Ci siamo talmente trovati in sintonia che abbiamo sentito la voglia di vederci per la birra della buonanotte, per continuare a parlare di musica, di resistenza, della vita e dei nostri viaggi.
E poi stamattina la visita al GPO, prima di partire verso ovest. Mi aspettavo di commuovermi, ma non mi aspettavo tutto il resto. Credo che ci sia un filo che lega tutte le resistenze, l'amore verso la patria e verso la democrazia ha lo stesso colore sia in Irlanda che in Italia, e nelle foto delle donne del Cum na mBan ho rivisto gli stessi sorrisi delle nostre staffette, lo stesso coraggio, la stessa semplice e prorompente forza.
Oggi non sapevo cosa aspettarmi: avevo un indirizzo in tasca, una fermata del bus a cui scendere, un nome e un numero di telefono. Mai mi sarei aspettata due sorrisi così immensi ad accogliermi, i fiori freschi alla finestra, un cagnolone festoso ( siamo già diventati migliori amici e so già che soffrirò immensamente a lasciarlo ) e una jam session domestica a lume di candela. Finalmente ho lasciato la città, il caos, e ho ritrovato quel silenzio che tanto cercavo. La pace di una casa colorata, di un giardino dove gli alberi hanno volti che ti sorridono, dove in ogni angolo della sala ci sono strumenti musicali. Rainer è un signore tedesco, trapiantato in Irlanda da più di trent'anni. I suoi amici sono irlandesi, e vengono qui a suonare insieme. Si passa dai tunes tradizionali al blues, al jazz, si improvvisa, si beve e si fuma qualche sigaretta alla luce fioca di qualche candela. Si parla di poesia, di musica, di estati calde irlandesi in cui persino gli italiani riescono a bruciarsi al sole. Si parla anche di danza e tutti sono molto incuriositi dalla mia passione e della mia conoscenza della cultura irlandese. Come posso spiegargli che non l'ho cercato io, che non ho scelto, che tutto mi è volato addosso naturalmente da quando avevo otto anni? La pace e la gioia di questa casa sono immense. È per questa sensazione meravigliosa che sono partita. Questa settimana sono l'unica wwoofer, non so bene cosa aspettarmi. So che lunedì non si lavorerà ma si andrà ad un festival a venti chilometri da qui, a ballare e sentir musica. Sono qui da meno di una giornata e già hanno capito cosa mi rende felice. Stanotte dormirò nel silenzio. Inizio a capire cosa ha spinto Yeats a scrivere, intravedo nelle colline che dominano la vista dalla mia finestra la stessa emozione che provo ogni volta che leggo un suo verso.
90_IMG_1912.jpg 90_IMG_1941.jpg 90_IMG_1965.jpg

Posted by Nicole Albanese 16:27 Archived in Ireland Comments (0)

First pint is the better one

storm

L' odore dei pub, santo cielo, me l'ero quasi dimenticato. Quel misto di birra, sudore, musica che ti coglie impreparato ogni volta che varchi quella porta, e ti ritrovi non sai nemmeno bene come a parlare con il vicino al banco, a sorridere, e tutto ti sembra più leggero e la stanchezza vola via. Volano via anche le sfighe del giorno ( in ordine scarpa rotta e trolley scassato ) e tutto ritorna al posto giusto, con i sorrisi di chi ti è venuto a prendere in aeroporto e che ti ha visto crescere e diventare donna. E nemmeno trovarsi, passeggiando, davanti al posto che avevi scelto per la cena di capodanno, fa così male. Il colpo al cuore è solo momentaneo. È come se fosse un'altra vita, una passione non colta, una strada differente. C'è una nuova persona che passa davanti al the church, una persona che come recita la filastrocca cambia in se stessa.
Sono riuscita a non piangere, atterrando. Anche se vedere la costa, la bassa marea, le case a schiera mi ha fatto ribollire l'anima. Scesa dal bus ho sentito subito quella strana sensazione che mi coglie ogni volta che arrivo qui: quella familiarità incredibile, come se non me ne fossi andata mia, come se passassi ogni giorno davanti al GPO. Come se passeggiare per Henry Street fosse la cosa più naturale del mondo. E non posso non pensare di essere finalmente tornata a casa, anche se il vento picchia forte e le patatine qui le condiscono con l'aceto ( e a farlo è un italiano trapiantato in Irlanda da 15 anni ). Va bene tutto, respiro aria di casa: la strada è iniziata e io sono completamente, immensamente, meravigliosamente felice. Si, anche delle patatine con l'aceto! E se ne vanno via i fantasmi mentre al Cobblestone mi godo la mia prima proper pint of Guinness dopo anni, e mi sembra così naturale essere qui, così normale in un certo senso, che quasi mi dimentico di dove ero una settimana fa, un mese fa, sei mesi fa. Ora sono qui. Ora sono a casa.

Posted by Nicole Albanese 16:27 Archived in Ireland Comments (0)

Per un solo dolcissimo umore del sangue

E con lo zaino fatto, il trolley strapieno, le ore di sonno ancora da recuperare dal gran bal trad di Vialfrè, una scorta di sorrisi, tantissimi "buona strada" e un abbraccio di mamma mettersi in viaggio sembra così semplice, così naturale. Viaggiare leggeri di aspettative e di programmi, con qualche indirizzo in tasca e tanta voglia di mettersi in gioco, di riscoprirmi e di riscoprire l'Irlanda. Viaggiare da soli, senza avere ancora un biglietto di ritorno lasciando in Italia gli incubi e i fantasmi, cercando una rivincita verso me stessa. E non ho nemmeno l'amaro in bocca per il viaggio mancato di sei mesi fa: a Vialfrè tutti hanno ritrovato in me quella luce che si era spenta e non ho intenzione di sprecare questa rinascita. Non voglio risparmiare energia, tempo, gambe ( grazie a l'Orage che trovano come sempre le parole giuste per ogni situazione ). È giunto il momento di partire, la mia anima zingara mi spinge verso il viaggio e io colgo l'occasione per scoprirmi ancora e ancora. E porto con me tutta la mia famiglia, di sangue e di cuore, simboleggiata da tanti braccialetti diversi ( fra di essi, uno è color di zebra: Lila, ci sei anche tu con me in questa avventura ). Lascio a casa un campanellino senza più significato e porto un moleskine nuovo da riempire di sogni e progetti. All'aeroporto mi aspettano Ann e Pat, e so già che respirerò casa, dopo quattro lunghi anni. E non mi interessa nemmeno essermi trovata la ruota del trolley scassata all'arrivo a Londra.

Posted by Nicole Albanese 05:01 Archived in United Kingdom Comments (0)

(Entries 1 - 5 of 5) Page [1]